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The Third Man

IL TERZO UOMO

Invio questo poema

(per ora accettiamo tale parola)

al terzo uomo che incrociò con me l’altra notte,

non meno misterioso di quello di Aristotele.

Il sabato uscii.

La notte era piena di gente;

ci fu certamente un terzo uomo,

come ce ne fu un quarto e un primo.

Non so se ci guardammo;

andava verso Paraguay, io verso Cordoba.

Forse lo hanno generato queste parole;

non saprò mail il suo nome.

So che c’è un sapore che predilige.

So che ha guardato lentamente la luna.

Non è impossibile che  sia morto.

Leggerà ciò che scrivo e non saprà

che mi rivolgo a lui.

Nell’oscuro avvenire

possiamo essere rivali e rispettarci

o amici e volerci bene.

Ho eseguito un gesto irreparabile,

ho stabilito un legame.

In questo mondo quotidiano,

che somiglia tanto

al libro delle Mille e Una Notte,

non c’è un solo gesto che non corra un rischio

di essere un’operazione di magia,

non c’è un solo fatto che non possa essere il primo

di una serie infinita.

Mi domando che ombre getteranno

questi oziosi versi.

Jorse Luis Borges, “La cifra. 46 poesie”, Milano, Mondadori 1996, pp.37-38

 

 

 

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