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Philosophical Practice

ombrello  […] La pratica filosofica implica invece resistenza, resistenza rispetto all’aspettativa che la filosofia sia la saggezza suprema e, al tempo stesso, una ricetta di facile prescrizione e facile ad essere applicata: chi si pone come filosofo pratico può solo resistere alla tentazione dell’inedia intellettuale e delle mollezze dell’esistenza, deve avere il coraggio di opporsi ai desideri del consultante. Non si tratta di aiutarlo a realizzare i suoi desideri, bensì di spingerlo a riflettere sul loro significato, nel senso di nutrire i desideri giusti. Per seguire il detto di Catone “La causa vincente piace agli dei, ma Catone ama quella perdente”. Pensa come Catone chi non ritiene che il successo sia l’unico criterio: Catone, infatti, intende parlare del dio del successo che molti uomini invocano come giudice della storia. Alla mera forza della fatticità si oppone solo chi pensa; il successo non è il fine del filosofare.

[…] La filosofia come prassi non può essere ridotta a mera utilità e impiegabilità, a qualche cosa volto a servire all’evoluzione della morale o a procurare serenità d’animo. L’autosufficienza non dona senso. L’invenzione di mezzi per uno scopo determinato, per il quale la conoscenza è impiegata come uno strumento, è pratica tecnica, non pratica filosofica. Il criterio più importante della filosofia pratica è riconoscere il filosofico come non tecnico ma esso è, al tempo stesso, quello più misconosciuto. Proprio per questa ragione la filosofia pratica non è una forma di terapia, bensì l’alternativa ad ogni forma di terapia, nonché l’alternativa ad atteggiamenti pedagogizzanti e psicologizzanti: talvolta è meglio giungere al pensiero da una condizione di perplessità. Al centro delle riflessioni filosofiche non sta tanto la domanda “cosa dovrei fare?”, quanto inizialmente, e soprattutto, le domande “Che cosa faccio io in realtà? Chi sono io veramente? Che cosa vuol dire essere un uomo, questo uomo e quest’io determinato?” La filosofia pratica accoglie i problemi, visto che non si tratta di rendere la vita più facile, bensì più significativa; non si tratta di mettere i problemi a lato – poiché comunque l’uomo è un problema per se stesso -– bensì di attingere da situazioni problematiche.

 Thomas Gutknecht, Pratiche filosofiche nel mondo, in “Rivista Italiana di Counseling Filosofico”, n.8/2012, pp. 16-17
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