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To be late

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Fammi sapere dove siete, magari passo”. E’ appena mezzogiorno, troppo presto per chiudere la serata. Poteva essere un aperitivo, forse una cena. Lei li tiene in sospeso, magari passa. A Roma nessuno dice “Okay, ci sarò” neanche a tre ore dall’appuntamento. La tizia aspetterà fino all’ultimo nella prospettiva di un’occasione più allettante di quella che le è stata appena offerta. Durante tutta la giornata ci saranno numerose altre comunicazioni tra lei e chi l’ha invitata: sms al semaforo, ma anche dialoghi concitati col telefonino incastrato nel casco. Alla fine, quasi alla fine, le faranno sapere dove hanno prenotato, o a casa di chi ceneranno, e lei ancora rilancerà col suo “magari passo”. Poi, proprio, davvero, alla fine, deciderà di andare, arriverà con due ore di ritardo, la bottiglia di vino comprata dal cinese di sotto, assumerà l’aria trafelata di chi ha avuto mille cose da sbrigare fino a un istante prima e che solo adesso, appunto, è riuscito a passare. Magari passo. E quello che ti invita manco si offende.

Mauro Covacich, “Prima di sparire”, Torino, Einaudi, 2010, pp.222-223

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