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Childish Solitude

Andare con se stessi e per delle ore non incontrare nessuno, – è a questo che bisogna giungere. Esser soli come il bambino quando le persone grandi vanno e vengono, mescolate a cose che ad esso sembrano grandi e importanti solo perché i grandi se ne interessano e il bambino non capisce niente di ciò che fanno. Il giorno in cui si vede che le loro preoccupazioni sono misere, i loro mestieri freddi e senza rapporto con la vita, perché non guardarli come fa un bambino, come cosa estranea all’intimo del nostro mondo, della nostra grande solitudine, che è essa lavoro, disciplina e mestiere? Perché voler cambiare il saggio non comprendere del bambino per la lotta e il disprezzo, se non comprendere vuol dire accettare di essere soli e che, lotta e disprezzo, sono modi di prender parte alle stesse cose che si vogliono ignorare?

Rainer Maria Rilke, “Lettere a un giovane poeta”, Roma, Nova Delphi, 2010, pp. 63-64pamplona

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Categorie:Libri, Uncategorized
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