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Scarecrow 1, 2, 3

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[…]  Gli uomini senza storia hanno un’anima dispersa. Senza memoria e senza progetto, sono sottomessi al presente come lo é un drogato, felice solo nel breve spazio del momento. Quando non si ha memoria si diventa nessuno e quando si ha paura del proprio passato ci si lascia intrappolare dalla propria ombra. Il solo mezzo per accedere all’autonomia é costruire una chimera, una rappresentazione teatrale di se stessi, un fascino per  l’inatteso, un amore per le conseguenze che tracciano il romanzo della nostra vita. E’ per questo che tutte le storie amoreggiano con il trauma, sull’orlo della lacerazione. Se non abbiamo scalfitture, la routine delle nostre esistenze non metterà niente nelle nostre memorie […]  pg. 19

2

[…] Per fortuna, alcuni momenti di sconquasso esistenziale lasciano tracce nella nostra memoria. Ne soffriamo, certamente, ma dopo il colpo, quando ci ripensiamo, essi strutturano la nostra identità narrativa: “Io sono quello cui è capitata una ferita incredibile. Sono diventato l’eroe del romanzo della mia esistenza. So meglio di chiunque altro cosa mi è capitato e in che modo ho combattuto la sofferenza che mi è stata inflitta. Sono passato dalla confusione alla chiarezza”. Siamo costretti al significato. In un mondo privo di senso, saremmo solo una massa vuota, una non-vita psichica […] pg.30

3

[…] Il pensiero pigro è vantaggioso, perché fornisce una visione chiara del mondo, una certezza che conduce al potere. La parola  è  lo strumento preferito di questo pensiero noncurante, che dà il piacere della recitazione, diversamente dal lavoro di un pensiero che confonde e balbetta in una ricerca incerta. L’ortodossia facilita la negligenza che evita la preoccupazione della riflessione, poiché un Altro venerato ha già pensato per noi. La convinzione di dire il vero recitando le parole del Maestro procura una forza  di affermazione, una tranquilla certezza. Uno spaventapasseri si sforza di non pensare: è troppo doloroso costruire un mondo interiore ricolmo di rappresentazioni atroci. Si soffre meno quando si ha legno al posto del cuore e paglia sotto il cappello. E’ sufficiente, tuttavia, che uno spaventapasseri incontri un uomo vivo che gli infonda un’anima, perché sia di nuovo tentato dal dolore di vivere […], pp. 210-211

Boris Cyrulnik, Autobiografia di uno spaventapasseri, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

naif_spaventapasseri

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Categorie:Uncategorized
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